Sulla cima del piccolo colle sul quale è arroccato il borgo di Poppi, si staglia fiero quello che per molti è il simbolo dell’intera valle del Casentino, il Castello dei Conti Guidi.
Questo castello è appunto legato alla nobile famiglia dei Guidi che, nel corso del Medioevo, ha segnato la storia non solo del nostro territorio, ma di una vasta area che copriva Toscana, Emilia e Romagna.
Per il loro castello a Poppi, i Guidi incaricarono del progetto gli architetti Lapo e Arnolfo di Cambio, quest’ultimo progettista del celebre Palazzo Vecchio di Firenze con il quale ci sono non poche somiglianze: secondo Giorgio Vasari questo castello fece addirittura da modello al più noto palazzo fiorentino. Ciò che lo differenzia da esso è senz’altro la torre, un tempo più simile a quella fiorentina ma, dopo che questa fu colpita da un fulmine nell’Ottocento, la sommità fu ribassata e venne aperto un alloggiamento per le campane.
Attraverso quello che una volta fu un ponte levatoio, oggi murato, si accede all’interno delle mura e da qui alla corte, dove una miriade di stemmi in pietra sulle pareti sovrasta il nostro sguardo.
Sono gli stemmi lasciati dai vicari dopo che, in seguito alla Battaglia di Anghiari del 1440, i fiorentini presero possesso del Castello e di molti altri territori, determinando la fine del dominio dei Guidi sul contado di Poppi.
Oltre agli stemmi, i fiorentini lasciarono altri segni tangibili della loro presenza, come il leone scolpito sopra l’ingresso del cortile, il cosiddetto “Marzocco”, simbolo della città insieme al celeberrimo giglio, o la maestosa scalinata in pietra serena, che andava finalmente ad unire le due ali del castello, in precedenza staccate e indipendenti per ragioni difensive.
Al piano terra è possibile visitare i locali delle anguste prigioni e delle scuderie, all’interno delle quali vengono spesso allestite mostre d’arte.
Al primo piano si trova invece la cosiddetta Biblioteca Rilliana, che deve il proprio nome al conte Fabrizio Rilli-Orsini, nobiluomo poppese che decise di donare la sua intera collezione alla comunità per dotare il suo paese di una biblioteca pubblica.
Di fronte alla Biblioteca si apre il coloratissimo Salone delle Feste, dove il conte riceveva i suoi ospiti e li intratteneva con sontuosi banchetti. È tutt’oggi la principale sala di rappresentanza del Comune, utilizzata per matrimoni, conferenze e assemblee.
L’ultimo piano è invece il “piano nobile”, ossia dove il conte alloggiava con la sua famiglia, poiché era considerato il punto più sicuro del castello. A questo piano si trovano la piccola cappella affrescata da Taddeo Gaddi, allievo di Giotto, nel Trecento, due sale anch’esse spesso utilizzate per mostre ed esposizioni e la stanza con il grande plastico della Battaglia di Campaldino, evento cruciale della storia toscana al quale partecipò anche il Sommo Poeta Dante Alighieri. Per chi non teme scale e salite, sempre a qesto piano vi è il piccolo ingresso alla torre. Un centinaio di gradini vi condurrà fin sotto alle campane, punto privilegiato dal quale potrete ammirare un panorama mozzafiato del paese e della valle dell’Arno.