Per quanto il Casentino sia un po’ da considerarsi un angolo nascosto di Toscana, esiste un Casentino che è ancora più nascosto. Si tratta del versante occidentale dove un’altra montagna, il Pratomagno, separa la nostra valle da un’altra, il Valdarno.
Il primo paese che troviamo alle pendici del monte è Cetica, nel comune di Castel San Niccolò, famosa per un prodotto che è presidio Slow Food, la patata rossa.
Questo piccolo borgo ha ben tre nuclei storici: San Michele (o Sant’Angelo), Santa Maria e San Pancrazio, mentre tutt’intorno sono disseminati altre piccole frazioni e campi terrazzati.
Molto interessante è il ponte romanico, una costruzione in pietra di epoca medievale che permetteva il passaggio verso un castello di cui ormai non restano che pochi ruderi.
Dopo una passeggiata per il borgo ed una visita alla bella chiesa di San Michele (o Sant’Angelo), si può visitare il curioso Museo del Carbonaio che si trova proprio lì accanto, che offre uno spaccato della vita del paese e dei suoi antichi mestieri.
Appena fuori dal paese si trovano i cosiddetti Bagni di Cetica, le cui acque gelide erano frequentate sin dall’antichità (I sec. a.c.) per i loro poteri curativi e che oggi continuano ad attirare alcuni coraggiosi bagnanti.
Il secondo paese di questo itinerario è Raggiolo, recentemente inserito nella lista dei Borghi più belli d’Italia. Una leggenda racconta che nel paese abbiano trovato rifugio dei briganti di origine corsa un paio di secoli fa e secondo alcuni questo troverebbe riscontro nel carattere un po’ schivo e burbero dei suoi abitanti.
Passeggiando per le viuzze lastricate si ha la sensazione che il tempo si sia fermato. Tutto qui parla al passato: i seccatoi, i piccoli appezzamenti coltivati, il rapporto con il bosco e le sue castagne, che sono un po’ il simbolo di questo luogo. Infatti Raggiolo ospita un museo sulla castagna e una festa ad essa dedicata, la famosa Castagnatura, che si tiene a cavallo tra ottobre e novembre. Infine, percorrendo la strada che dalla piazza conduce al fiume, si giunge ad un mulino ad acqua che veniva utilizzato proprio per la macina di questo prezioso frutto.
Da Raggiolo si può proseguire verso Quota a piedi, attraverso delle strade di montagna, o in auto: si tratta di un punto di passaggio obbligato per chiunque voglia raggiungere il Pratomagno con questo mezzo.
Questo paesino sorge sui resti di un castello medievale indicato nei documenti con il nome di Coita, costruito su un punto considerato strategico per l’epoca, poiché permetteva il controllo del territorio circostante.
Del passato medievale di Quota oggi resta poco, poiché il paese fu riedificato tra il XVI ed il XVII secolo, utilizzando le mura dell’antico castello come cava di pietra. Anche questo piccolo borgo presenta strette viuzze lastricate ed ordinate attraverso le quali è piacevole addentrarsi nonostante la pendenza.
Da qui si può raggiungere, come abbiamo detto, il massiccio del Pratomagno e, percorrendo una distesa immensa di prati verdi o innevati a seconda della stagione, arrivare ai piedi della maestosa croce visibile a distanza da buona parte della vallata.