Poco distante dalla Pieve, il Castello di Romena domina, dall’alto del suo colle, l’alta valle del Casentino.
Si tratta di un castello antichissimo, tanto che è menzionato nei documenti già a partire dal 1008 come residenza di Guido Alberto, Marchese di Spoleto. Successivamente il castello passò in eredità, tramite matrimonio, ai Conti Guidi, gli stessi che possedevano anche i castelli di Poppi e Porciano, ben visibili dalla piazza d’armi.
Il castello consiste di tre alte torri: il mastio, la più alta, la postierla, che è quella centrale a guardia del ponte levatoio e la torre delle prigioni, alla quale si accedeva dall’alto. Più il reato commesso era grave, più i prigionieri venivano calati in basso: secondo il professor Barbadoro, l’organizzazione delle prigioni di Romena dette a Dante Alighieri l’idea per la struttura delsuo Inferno. Infatti, pare che il Sommo Poeta visitò il Casentino durante i primi anni dell’esilio, trovando ospitalità proprio in questo luogo. Dante menziona Romena ed il suo castello nel Canto XXX dell’Inferno attraverso le parole di Mastro Adamo, un falsario di Brescia che prestò servizio presso i Conti Guidi. Questi lo avrebbero obbligato a contraffare fiorini e Mastro Adamo, scoperto dai fiorentini, fu preso lungo la via di ritorno in Casentino ed arso vivo in localtà Omomorto, o Lommorto, come dicono i casentinesi.
Dante non fu il solo ospite illustre del castello: infatti, qualche secolo dopo, anche il poeta Gabriele D’Annunzio soggiornò qui, traendo ispirazione dal panorama casentinese per scrivere l’Alcione.
Del glorioso passato di questo castello oggi vediamo i resti, poiché a danneggiarlo furono non solo i terremoti, ma anche gli stessi abitanti del luogo che ne utilizzarono le pietre per edificare case, fattorie ed altro ancora. Il castello versava in stato di pesante abbandono finché non fu acquistato nel 1768 dalla famiglia Goretti de’ Flamini, che cercò di restaurarne, per quanto possibile, l’aspetto, demolendo la fattoria costruita all’interno della piazza d’armi, ripristinando il fossato e facendo piantare i suoi caratteristici cipressi, che cercano di simulare l’altezza delle antiche mura, andate perdute.
È sempre suggestivo visitare questo castello, soprattutto d’autunno quando l’edera che ne avvolge le torri vira il suo colore dal verde al rosso acceso. Da questo punto, facendo volare lo sguardo sui colli e sui monti del Casentino, si riesce a percepire ancora quel senso di potenza e maestosità di un passato glorioso, oggi perduto.