Il Casentino è un luogo noto per gli splendidi paesaggi, le innumerevoli attrazioni d’interesse artistico e spirituale e per i piatti tipici unici. Ma c’è una tradizione antichissima che affonda le sue radici nel passato e caratterizza questo vasto territorio: l’Arte del Ferro. Tra botteghe e ferriere, mastri fabbri e artisti, il Casentino ha prodotto manufatti in ferro battuto per secoli. Ancora oggi questa preziosa tradizione viene difesa, coltivata e valorizzata con eventi affascinanti e imperdibili.

STORIA

Il territorio del Casentino era noto per i fabbri illustri, come Mastro Adamo da Romena, citato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia (canto XXX dell’Inferno), per le miniere di estrazione di minerali ferrosi e per le fonderie situate a Pontenano, Carda e Raggiolo.
Molteplici sono le testimonianze negli atti ufficiali del XVI secolo che riportano la presenza di opifici sparsi per tutto il Casentino.
Erano presenti inoltre tre fabbriche lungo il Torrente Teggina, da cui sfruttavano la forza lavoro dell’acqua.
Molti manufatti venivano poi esportati anche fuori dalla vallata, come testimonia un libro di commercio di imprenditori aretini:

“In nome di Dio amen. Anno della sua natività 1319, indizione II, giorno 15 del mese di giugno.
…viene reso di pubblica conoscenza che il potente e magnifico Guido Novello, per grazia di Dio palatino in Toscana…secondo il diritto di locazione ha concesso in affitto a Uguccio del fu Ugolino di Manovello di Casole…le case, le fabbriche, edifici, carbonile, acquedotto orti e la strada fino al fiume Teggina insieme alle capanne e a tutto ciò che si trova nella strada fino al detto fiume.
Inoltre il signor conte con tale locazione ha affidato al detto Uguccio tutte le masserizie sotto elencate: …un incudine nuova di acciaio grosso peso, una sceglia e un maglio senza peso…dieci paia di tenaglie.
Il conte ha promesso di difendere e mantenere le fabbriche…e di difendere nel suo comitato Uguccio, i suoi soci, maestri e apprendisti…inoltre i vetturali tributari che portano il ferro, minerale e pezzi potranno passare liberamente per i territori del signor conte senza alcun pedaggio…”

IL FABBRO

Nel ‘300 in Toscana erano presenti tre Corporazioni di artigiani forgiatori del ferro: l’Arte dei Fabbri, composta dai fabbri principali che producevano dalle mannaie alle spade, dalle catene ai morsi per cavalli, dagli elmi alle else, dalle spranghe ai forzierini; l’Arte dei Chiavaioli e Ferraioli, composta da fabbri che producevano chiavi, ferramenta per orologi, manufatti in stagno, rame e ottone; l’Arte dei Corazzai e Spadai, composta da figure che fabbricavano armature e corazze.
La classificazione così ben definita e specifica dipendeva esclusivamente dalle specifiche abilità e conoscenze che le maestranze avevano nel realizzare i manufatti.
I prodotti più realizzati erano asce, rastrelli, zappe, aratri, pennate, falci, mannaie, pale e vanghe.
Nei secoli la figura del fabbro è rimasta pressoché invariata: ogni volta che pensiamo alla sua figura immaginiamo un uomo al lavoro tra un’incudine e un martello che da vita a manufatti di alto livello grazie alle sue mani esperte e laboriose.
Anche gli attrezzi sono rimasti perlopiù gli stessi: incudine, martello, mantice, pinze, ed altri ancora che restano un riferimento, anche se la moderna tecnologia ha apportato molteplici vantaggi.

IL FERRO

Vista la poca disponibilità, a parte le miniere di Carda, Calletta e Ortignano, il materiale ferroso era per la maggior parte importato probabilmente dall’Isola d’Elba, facendolo poi risalire attraverso il fiume Arno e a dorso di mulo.
Il minerale, una volta scavato e trasportato fuori dalla miniera, veniva arrostito per depurarlo dalle sostanze non ferrose. In seguito veniva scaldato in forno per essere trasformato in metallo. Solo in questa fase era possibile trasportarlo alle fucine per essere scaldato e modellato per dare vita ad un nuovo manufatto.
Il carbone utilizzato per alimentare le forge, anche noto come carbone pigna composto da legno di castagno, veniva prodotto direttamente in Casentino, nei luoghi vicini alle località in cui erano presenti le botteghe.
A metà del XVI secolo fu istituito la Magona del Ferro, un monopolio esclusivo di estrazione e lavorazione del materiale ferroso. Nei primi decenni del XIX secolo il monopolio venne soppresso, permettendo, insieme dell’avvento di tecniche sempre più moderne, una lavorazione maggiormente raffinata e di alto livello.

LA FERRIERA DEL BONANO

Sono storicamente accertate le presenze di botteghe su tutto il territorio casentinese. Intorno alla metà dell’800 erano particolarmente rinomate le botteghe fabbrili di Stia gestite dalle famiglie Aiazzi, Scalpellini, Ricci e Benucci. La nascita di tali botteghe può ricondursi alla messa in funzione della ferriera ubicata in riva all’Arno, la quale riforniva tutti i laboratori della vallata.
In particolare le ferriere con magli idraulici erano soprattutto nei pressi di TallaPontenano, Monteaguto e Bonano.
L’unica ancora conservata fino ad oggi è la Ferriera di Bonano, nel Comune di Castel Focognano, in corrispondenza della confluenza tra i torrenti Faltona e Salutio. L’opificio di origine cinquecentesco non è più attivo ma ben conservato. Si presenta come l’unico esempio esistente di ferriera a magli idraulici di tutto il Casentino.
La costruzione è articolata su due piani: al quello superiore si trovano gli ambienti adibiti ad abitazione, mentre al quello inferiore si trovano i locali di lavoro con ancora i macchinari, tre fuochi e gli strumenti completi.
Sul fronte solo collocate alcune mole e seghe e sul retro tre ruote idrauliche di diverse dimensioni. Un sistema ingegnoso idro-eolico faceva poi convogliare l’acqua che alimentava la fiamma delle forge.
Lo stabilimento ormai in disuso venne acquistato nel 1912 dalla famiglia Cariaggi di Talla, facendo riprendere la produzione fino al 1980, in cui cessò definitivamente l’attività.
Oggi gli attuali proprietari stanno realizzando un progetto di riqualificazione dell’area a scopi museali.

LA BIENNALE EUROPEA D’ARTE FABBRILE

Oggi la vallata è conosciuta per la Scuola di Forgiatura e la Biennale Europea di Arte Fabbrile che si svolge a Stia ogni due anni a fine estate. L’obbiettivo della rassegna è quella di creare un continuo confronto aperto sulle vecchie e moderne tecniche di lavorazione, richiamando artisti e mastri artigiani da tutto il mondo. La splendida cornice del Comune di Stia diventa la scenografia di molteplici iniziative, da concorsi di scultura o forgiatura o autentiche mostre a cielo aperto.